11 dicembre 2007

Ron Paul intervistato da Business Week

"A 72 anni, Ron Paul è un fenomeno della rete. I dati dalla sua campagna per le primarie dicono che qualcosa come l’80% dei 17 milioni di dollari raccolti negli scorsi dodici mesi - compresi i 4,3 milioni raccolti nel solo 5 novembre (Guy Fawkes Day) – provengono da supporters on-line. E secondo un sondaggio di metà novembre, il pretendente alla nomination repubblicana sta guadagnando molto terreno in New Hampshire, sebbene ancora segnalato sotto il 10%.
Come i candidati indipendenti Howard Dean nel 2004 e Ross Perot nel 1992, Paul sembra essere in simbiosi con tutti gli elettori in cerca di posizioni non di maniera. Paul, un ginecologo per dieci anni rappresentante al congresso per il Texas, ha votato contro l’intervento in Iraq ed è favorevole ad un ritiro immediato delle truppe, ma sono le sue idee sull’economia ad essere davvero radicali: detesta la Federal Reserve e vuole abolire l’IRS. Ho intercettato Paul in procinto di partire per la South Carolina:

D: Da Presidente, come rafforzerebbe l’economia Usa?
R: La cosa più importante è riprendere il controllo del bilancio, perché più spendiamo, più il deficit cresce, più saremo costretti ad alzare le tasse, fare prestiti e inflazionare il dollaro - creando dal nulla nuovi crediti per comprare i buoni del tesoro. Abbiamo bisogno di ricostruire fiducia nella nostra moneta prima che il suo declino diventi inarrestabile. Il settore in cui è più semplice tagliare le spese è oltremare, perché ci sta fortemente danneggiando, mettendo a repentaglio la difesa nazionale e dissestando il budget. Inizierei a risparmiare miliardi di dollari rinunciando a difendere i possedimenti dell’Impero Americano. Porterei le nostre truppe a casa, non solo dal Medio Oriente ma anche dalla Korea, il Giappone e l’Europa, risparmiando a sufficienza per ridurre drasticamente il deficit. In questo modo, potremmo ripagare i nostri debiti e avere cura degli americani qui, ristabilendo un clima di fiducia.

D: Quale sarebbe il più importante cambiamento?
R: Fare in modo che il governo federale torni a vivere nelle sue possibilità e impedire alla Federal Reserve di continuare a creare moneta.

D: E questo cosa implica?
R: Implica niente più inflazione. Se la Fed terminasse di creare moneta dal nulla - cosa che fa soprattutto per finanziare il deficit - si potrebbe ristaurare la solidità del dollaro e riprenderci il nostro potere d’acquisto.

D: Ma il Presidente non può minare l’indipendenza della Fed. Suggerirebbe alla Fed di non stampare più altri dollari?
R: Sa, questa idea che venga creata una banca privata e che le si permetta di agire indisturbata, venendo ogni tanto innanzi al Congresso o all’Executive Branch senza neanche dirci quello che fanno veramente, per me è un bel problema. Faccio parte della Commissione banking del Congresso e non posso neanche partecipare alle riunioni del board della Fed nelle quali si decide la politica monetaria. Io sono per un governo aperto, e per certo anche la Fed dev’essere aperta. Il punto è che si tratta di un’istituzione che non dovrebbe esistere! Finanziando il governo permette che questi si allarghi irresponsabilmente, ed è questa la causa della spesa impazzita per mantenere il nostro welfare e warfare.

D: Ma la Fed, ad esempio, non è stata efficiente nel fornire liquidità durante l’ultima crisi finanziaria?
R: Giusto, ma è come se si trattase di un tossicodipendente che chiede una dose maggiore altrimenti sarà preda delle convulsioni: così l’economia sarebbe stata oggetto di convulsioni se la Fed non avesse iniettato liquidità nel sistema. Ma continuando così il problema non fa che peggiorare. Non si può risolvere il problema dell’inflazione monetaria con altra inflazione monetaria; tutto ciò è stato creato dal nostro governo e dalla Banca Centrale.

D: In che modo il governo è responsabile della recente crisi del credito?
R: Era sbalorditivo avere un’ipoteca con il 4% di interesse, e questo era possibile perché la Fed aveva artificialmente creato moneta e abbassato i tassi, facendo fare investimenti errati ai costruttori ed ai consumatori, che contrattavano prestiti per comprare case che non potevano permettersi.

D: Come cambierebbe la politica fiscale?
R: Come obiettivo, abolirei la tassa sul reddito. Nel frattempo, darei ingenti deduzioni a chiunque voglia prendersi cura da sé della propria salute e della sua istruzione, farei in modo che il governo esca dall’organizzare la sanità e la scuola, e questo sarebbe possibile cambiando le regole fiscali. C’è una mia proposta che è molto popolare, soprattutto per quelli che stanno frequentando l’università o che hanno difficoltà a sbarcare il lunario, e cioè esentarli dalle tasse sugli straordinari. Quelli che hanno un primo o un secondo lavoro e intanto fanno altre cose sono spesso perseguitati dalle regole e dalle tasse del governo, e finiscono per pagare imposte in misura maggiore di quanto ottengono con gli straordinari. Proseguirei abolendo tutte le tasse per coloro che frequentano l’università. Perché li tassiamo, rendendo loro le cose più complicate, e poi facciamo loro prestiti? Non ha senso.

D: Chi sono i suoi consiglieri economici?
R: Non ne ho. Leggo i testi della scuola austriaca, cosa che ho fatto negli ultimi 30 anni. Perciò i miei consiglieri sono Von Mises, Hayek e Sennholz.

D: Si considera un amico o un avversario di Wall Street?
R: Se credono nel libero mercato, nella libertà, nella moneta forte, allora mi ameranno. Se invece amano stampare soldi dal nulla, allora mi considereranno una minaccia. Sono una delle tre persone che ha votato contro il Sarbanes-Oxley in quanto pensavo fosse dannoso per Wall Street. Proporrei di abrogarlo.

D: Lei vuole portare via dall’Irak le nostre truppe, ma cosa pensa dell’Iran? Cosa fare se una nazione diventa ostile verso l’America?
R: Mi comporterei sulla falsariga di quanto fatto con i sovietici. Negli anni ’60 ero nell’esercito come medico dell’aviazione quando i russi erano a Cuba, con 40000 testate nucleari e missili ad alta precisione, e non c’è stato bisogno di combattere. Non c’è stato bisogno di alcuna invasione. Di fronte alla minaccia terroristica non risolviamo il problema se non riusciamo a capire perché ci attaccano; e non lo fanno perché siamo liberi e ricchi, altrimenti dovrebbero prendersela anche con la Svizzera, il Canada o la Svezia. Ce l’hanno con noi perché abbiamo occupato la loro terra, e anziché cambiare politica estera dopo l’Undici Settembre abbiamo peggiorato le cose, invadendo altri due paesi e rendendone ostile un terzo. Come potrebbero non avercela con noi? Sarebbe bizzarro. Abbiamo messo il naso nei loro affari per 50 anni, abbiamo rovesciato un governo democraticamente eletto in Iran nel 1953, eravamo alleati di Saddam e lo abbiamo incoraggiato ad invadere l’Iran. Sa, se io fossi iraniano sarei quantomeno disturbato da tutto ciò. Se riuscissimo a cambiare la nostra politica estera potremmo contenere i danni.

D: Lei ha un enorme seguito, cosa spinge il crescente interesse attorno la sua candidatura?
R: Credo che la gente sia stanca e disgustata da quello che sta vivendo, ha perso qualsiasi fiducia nel governo. La gente crede nel Sogno Americano e sta assistendo ad un incubo, così sostengono il programma su cui lavoro da 30 anni – difendere la Costituzione, governo limitato, libero mercato, dollaro solido, indipendenza. Sono convinti che possano avere cura di sé meglio di quanto possa fare il governo: lo Stato Balia non funziona, lo Stato Poliziotto non funziona, e neanche lo Stato di Guerra funziona. E loro lo sanno".

(qui l'originale.)

4 commenti:

Sgembo ha detto...

Grande, anche se rimango convinto che l'iran sia sottovalutato, e il paragone con i sovietici completamente errato.

Corto Maltese ha detto...

Dolce musica...dove devo firmare?me la danno la tessera?:D

Gerontion ha detto...

il paragone con l'urss suona strano anche perchè parte di quella strategia erano proprio le magagne in medio-oriente che ron paul critica più in là ma credo l'abbia fatto per sottolineare il diverso ruolo dell'opzione militare. e poi, mi pare che tirare in ballo la guerra fredda in una domanda sull'iran vuol dire avere una certa considerazione del problema...

Renato ha detto...

SANTO SUBITO!!!! SANTO SUBITO!!!!

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Chi sono i suoi consiglieri economici?
R: Non ne ho. Leggo i testi della scuola austriaca, cosa che ho fatto negli ultimi 30 anni. Perciò i miei consiglieri sono Von Mises, Hayek e Sennholz.
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ROBA DA COMMUOVERSI.... NEL VERO SENSO DELLA PAROLA!!