5 novembre 2010

Mid Term 2010: risultati e tutti gli eletti del Tea Party

I repubblicani conquistano la maggioranza della Camera alle elezioni di Mid Term 2010, con 239 seggi (60 in più rispetto alla precedente legislatura) contro i 187 dei democratici (al momento 9 seggi non sono ancora stati assegnati ufficialmente). I dems perdono terreno anche al Senato, mantengono però la maggioranza per cinque seggi (52 a 47, uno non ancora assegnato), che pur salvando “la faccia” nella pratica non garantisce de facto un appoggio incondizionato a Barack Obama, vista l’elezione di alcuni senatori democratici dichiaratamente contrari alle politiche che fin qui ha avuto il Presidente eletto (come Joe Manchin, West Virginia). Inclusi nel conto dei dems anche i due senatori indipendenti Bernie Sanders (Vermont) e Joseph I. Lieberman (Connecticut) che hanno corso sotto il simbolo dell’asinello ma non sono affiliati a questo partito (dunque il cerchio è già più ristretto rispetto al conto di 52).

Vittoria del GOP anche nel conto dei Governatori, con 29 stati che saranno a guida repubblicana (+ 9 rispetto alla precedente legislatura), 16 a guida democratica, e uno (il Rhode Island) che ha confermato il governatore indipendente uscente, Lincoln Chafee (quattro ancora non assegnati ufficialmente). In controtendenza la California, che dopo gli otto anni repubblicani di Arnold Schwarzenegger passa alla guida del democratico settantaduenne Jerry Brown; la sfidante Meg Whitman, la miliardaria che ha speso più soldi propri in tutte le elezioni di sempre, non ce l’ha fatta (ergo in America non è vero che vincano per forza i più ricchi). In South Carolina è stata eletta la prima governatrice donna, Nikki Haley, 38 anni figlia di immigrati sikh e sostenuta dal Tea Party (in questo stesso stato Terri Sewell, dems, è diventata la prima donna nera eletta al Congresso).

Il Tea Party ha riportato una grossa affermazione, non solo e non tanto per il numero di candidati portati in Parlamento, ma anche perché ha costretto da un lato il partito repubblicano a riscrivere la propria agenda incorporando molte issues di questo movimento, e dall’altro ha costretto i democratici ad impostare contro di loro la campagna elettorale. Uno dei rappresentanti più veri e sinceri del Tea Party, mediaticamente meno appariscente perché concreto e non equivoco, Rand Paul, ha vinto di larga misura per il Senato in Kentucky (55,9%). Netta anche la vittoria di Marco Rubio (Florida), figlio di immigrati cubani e da qualcuno già ribattezzato l’Obama ispanico.

Continuando con il Senato, in Alaska il candidato repubblicano del Tea Party Joe Miller ha totalizzato il 34,3%, contro il 41% del “write-in” (nome scritto a mano sulla scheda) dell’ex repubblicana candidatasi come indipendente Lisa Murkowski. Sconfitta come da programma per Christine O’Donnell in Delaware e meno scontata invece per Sharron Angle in Nevada. Questi tre protetti della “versione Sarah Palin” del Tea Party non ce l’hanno fatta, e anche questa è una buona notizia in chiave futura per il movimento. In Colorado il candidato del Tea Party Ken Buck ha mancato di un soffio l’elezione.

Gli altri candidati appoggiati dai diversi Tea Parties al Senato eletti: Pat Toomey (Pennsylvania), Mike Lee (Utah, ha letteralmente sbaragliato la concorrenza con il 61,6% dei voti), e Ron Johnson (Wisconsin).

I candidati appoggiati dai diversi Tea Parties alla Camera eletti: Rick Crawford e Tim Griffin (Arkansas), Paul Gosar e David Schweikert (Arizona), David Harmer in California al riconteggio è sotto per un pugno di voti, Steve Southerland, Allen B. West e Sandy Adams (Florida), Tom Graves (Georgia), Raul Labrador (Idaho), Joe Walsh, Robert Dold, Adam Kinzinger, Randy Hultgren e Robert Schilling (Illinois), Marlin Stutzman e Todd Young (Indiana), Jeff Landry (Louisiana), Dan Benishek, Justin Amash e Tim Walberg (Michigan),Vicky Hartzler (Missouri), Renee Ellmers (North Carolina), Frank Guinta (New Hampshire), Joe Heck (Nevada), Michael Grimm e Christopher Gibson (New York), Steve Chabot, Bill Johnson, Steven Stivers e Jim Renacci (Ohio),Tim Scott, Jeff Duncan,Trey Gowdy e Mick Mulvaney (South Carolina), Scott DesJarlais (Tennessee), Bill Flores e Blake Farenthold (Texas), Morgan Griffith (Virginia, con Keith Fimian ancora in ballo ma non ce la dovrebbe fare), John Koster (Washington, ancora in bilico), Sean Duffy e Reid Ribble (Wisconsin) e infine David McKinley (West Virginia).

Nulla da fare per il referendum per la depenalizzazione della marijuana: in California e Arizona per un soffio hanno vinto i “no” (rispettivamente 53,8% e 50,3%), nel Sud Dakota i contrari si sono affermati maggiormente (63,3%).

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26 settembre 2010

Ron Paul invita i Tea Party a spingersi oltre

Il candidato repubblicano alle presidenziali 2008 Ron Paul, attuale deputato a Washington per lo stato del Texas, ha parlato di come vede il movimento dei Tea Parties. “Non bisogna solo vedere la cosa – ha detto – in termini elettorali, ma sopratutto su cosa condividiamo esattamente.

“Non sento cose abbastanza precise su ciò che bisognerebbe tagliare nella spesa pubblica. Non ho mai sentito dire che la questione militare-industriale dovrebbe essere affrontata. Mi piacerebbe vedere un consenso che sfida l’istituzione, vorrei che loro contestassero la politica estera interventista. Vorrei che contestassero la guerra alla droga”.

“Mi piacerebbe – ha concluso Paul – sentire queste dichiarazioni provenienti dai Tea Parties, ma non le ho ancora udite. Inoltre vedo che iniziano ad infiltrarsi nel movimento personalità legate all’establishment”.

Anche un altro potenziale candidato repubblicano per le primarie 2012, l’ex governatore del Nuovo Messico, Gary Johnson, ha lanciato un invito ai Tea Parties. “Si potrebbe – ha detto – discutere sulle istanze comuni. Ad esempio, la metà di quello che viene speso per applicare la legge, tribunali e prigioni, sono connessi con la droga. Arrestiamo 1,8 milioni di persone l’anno in questo paese per questioni di criminalità connessa alla droga. Credo che la legalizzazione della marijuana renderebbe questo paese un posto migliore”.


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9 giugno 2010

Su Israele Ron Paul e Rand Paul divergono

Ron Paul, candidato repubblicano alle primarie del 2008, e suo figlio Rand Paul , candidato del Tea Party per il Senato alle prossime elezioni di medio termine in Kentucky hanno opinioni nettamente divergenti sul rapporto che dovrebbe intercorrere tra Israele e Stati Uniti.

“Israele e gli Stati Uniti- ha detto qualche settimana fa Rand – hanno un rapporto speciale. Con la nostra storia condivisa e i valori comuni, il popolo americano ed israeliano hanno stretto un legame che ci unisce attraverso le molte migliaia di chilometri tra i nostri paesi e ci chiama a lavorare insieme per la pace e la prosperità per i nostri paesi”.

Rand Paul, che inizialmente aveva raccolto voti anche tra elettori molto a sinistra, secondo alcuni con questa dichiarazione li avrebbe mandati in fumo. Recuperandone altri però, secondo altri analisti, tra l’elettorato più conservatore ancora scettico rispetto al fenomeno Tea Party.

Ron Paul, invece, non ha mai nascosto una certa “insofferenza” verso l’amicizia speciale degli States verso Israele, e ne ha spiegato i motivi nel suo libro La Terza America. “Sono favorevole – ha scritto – a estendere a Israele la stessa onesta amicizia che Jefferson e i Padri Fondatori ci hanno esortato a offrire a tutte le nazioni. Ma questo significa anche nessun privilegio speciale come gli aiuti all’estero – posizione che mantengo anche con tutti gli altri paesi”.

E parlando dei finanziamenti americani ad Israele, ha proseguito: “[Così] Israele cerca l’approvazione americana per le azioni militari che ritiene necessarie, si consulta con l’America su faccende pertinenti i suoi stessi confini, e ne cerca anche l’approvazione per colloqui di pace con i suoi vicini. E’ ora di farla finita. E con un arsenale di centinaia di armi nucleari, Israele è più che capace di dissuadere o respingere qualsiasi nemico. Israele dovrebbe ancora una volta essere responsabile del proprio destino”.

Ron Paul ha preso invece una recente posizione nettissima per quanto riguarda invece Gaza. “Impedire – ha detto – ai beni di prima necessità di entrare è un vero atto di guerra. E’ assolutamente sbagliato impedire l’arrivo di aiuti a gente affamata e piena di problemi, che sta quasi come in un campo di concentramento . Sì, noi stiamo appoggiando questo concetto. Io penso che tutto questo sia terribile, e che non dovremmo prenderne parte”.

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20 maggio 2010

Rand Paul trionfa in Kentucky

Rand Paul, forse il simbolo più appariscente dei Tea Parties, ha letteralmente sbaragliato alle primarie repubblicane per il Senato il suo avversario, Trey Grayson. La vittoria di ben 24 punti sul candidato dell’establishmente Grayson, che era sostenuto dai più potente repubblicani a Capitol Hill, come ad esempio il senatore Mitch McConnell (anche lui del Bluegrass State) ha sottolineato il sentimento anti-Washington che sta pervadendo da est a ovest tutta l’Unione.

“Ho un messaggio – ha detto Rand Paul nel suo discorso tenuto dopo i risultati a Bowling Green – un messaggio del Tea Party, un messaggio forte e chiaro e senza mezzi termini: stiamo andando a riprenderci il governo”.

Rand Paul è figlio di Ron, candidato alle primarie presidenziali repubblicane per il 2008, e l’elemento di spicco del movimento libertario nel Great Older Party.

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17 maggio 2010

Quell’improvviso infiammarsi libertario nel Maine…

Due settimane fa, il Partito Repubblicano del Maine ha tenuto la sua convention. A detta di molti commentatori, il GOP è stato praticamente preso in consegna da una coalizione di libertari sia affiliati al Republican Liberty Caucus, sia sostenitori di Ron Paul, sia simpatizzanti dei Tea Parties, che hanno condotto i lavori e la definizione del programma, che ha tralasciato questioni foriere di divisioni sociali, ma è stata assolutamente intransigente nel portare avanti una politica economica volta ad una minora spesa pubblica e ad una tassazione inferiore.

Ma non è finita qui. La radio WCSH6 (emittente di Portland, nel Pine Tree State) ha infatti dato notizia della prima riunione, tenutasi sabato scorso, del ricostituitosi Libertarian Party of Maine, che dal 1992 non era più un partito riconosciuto dallo stato del Maine (quell’anno il suo candidato Andre Marrou non riuscì a superare il 5%). Gli attivisti del LPME sono fiduciosi di riottenere il riconoscimento e ritornare a far capolino sulla scheda elettorale. La petizione per la rentrée sulle scene è già stata lanciata.

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12 maggio 2010

Gary Johnson: è lui l'erede di Ron Paul?

Nel Nevada non è inusuale incontrare esponenti del partito repubblicano favorevoli alla completa legalizzazione della prostituzione (vista la semilegalità nel Silver State). Probabilmente se ne possono incontrare di più a Portorico, dove la prostituzione è già completamente legalizzata. Certo, è inusuale invece trovarne uno nel Nuovo Messico, di repubblicano che dice apertamente di pensarla così. E che repubblicano! Si tratta di Gary Johnson, ex governatore proprio della Land of Enchantment, che in un’intervista a Fox News ha dichiarato: “Personalmente, non ho mai preso in considerazione l’idea di ricorrere ai servizi offerti da una prostituta, ma se dovessi farlo, dove li cercherei? Beh, sarebbe probabilmente in Nevada perché là, essendo legale, è indubbiamente più sicuro”.

Johnson, cinquantasette anni, in passato ha espresso idee favorevoli per una legislazione che depenalizzi l’uso della marijuana, per una riduzione della presenza dello stato nella vita dei cittadini, e per una politica estera non interventista. E’ stato governatore del Nuovo Messico dal 1995 al 2003 (due mandati). Nelle scorse primarie repubblicane per le presidenziali ha espresso il suo endorsement per il candidato libertario repubblicano Ron Paul. Potrebbe correre per le primarie alle presidenziali del 2012. Sarà lui l'erede spirituale di Nonno Ron?

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14 aprile 2010

2012: Obama 42%, Ron Paul 41%




Un sorprendente sondaggio telefonico effettuato da Rasmussen Reports rivela che Ron Paul raccoglierebbe, in un'ipotetica sfida contro il presidente in carica, praticamente la stessa percentuale di consensi! L'11% dei contattati preferirebbe un altro candidato, il restante 6% risulta indeciso. Il nonnetto Paul fa il pieno tra chi non si riconosce nei due partiti ufficiali e tra coloro che si dichiarano parte del cosiddetto 'Tea Party Movement', mentre non convince a pieno i sostenitori duri e puri del GOP e, ovviamente, la classe politica repubblicana. Ron Paul non ha mai ufficializzato la sua corsa alle prossime presidenziali, un passo prematuro e troppo avventato al momento, ma la spinta propulsiva della R3volution non incontra attriti di sorta ed anzi pare ingigantirsi. Ci toccasse mai ritoccare l'url del sito, ron12.blogspot... Forse i Maya poi non ci avevano visto male:D

26 marzo 2010

Ron Paul sulla Riforma Sanitaria

Dopo mesi di accesissimo dibattito e pesanti negozazioni a porte chiuse, domenica sera il Congresso ha finalmente votato una storica riforma sanitaria. Si è trattato di un fine settimana davvero triste presso lo House Floor, assistendo ad un’ulteriore manomissione della Costituzione, ulteriore disprezzo della volontà popolare, all’espansione esplosiva delle competenze del governo, un corporativismo clientellare senza precedenti, e l’imminente scomparsa della sanità di livello cosí come la conosciamo.

Coloro che sostengono la riforma propagandano i loro buoni propositi di assicurare cure mediche di qualità per tutti gli americani, come se quelli che ostacolano la legge siano contrari ad una sanità d’eccellenza. Citano statistiche stravaganti sulla riduzione del deficit, ed allo stesso tempo programmano di espandere gli attuali programmi di spesa sanitaria che già sono finanziati a fatica. Ritengono che in qualche modo la sanità possa essere migliorata gonfiando il numero dei cassa integrati e tagliando i rimborsi a quei dottori che già ora stanno perdendo soldi. Si stima che migliaia di dottori saranno costretti ad uscire dal mercato nel caso in cui i bislacchi calcoli del governo federale si tramuteranno in realtà per la sanita pubblica. A nessuno è venuto in mente di chiedersi a cosa servirà la copertura obbligatoria quando la gente avrà difficoltà a trovare un medico. Gli auspici ed i sogni dei legislatori non sempre reggono il confronto con la realtà economica.

Ancora più frustrante, questa riforma non affronta affatto il perchè accedere alle cure mediche sia un’impresa per molti americani – i costi astronomici. Se si discutesse seriamente di riforma dei risarcimenti civili, se si riducesse e riformasse la massiccia regolamentazione in materia di sanità, se si permettesse al mercato di spingere verso il basso i prezzi delle cure mediche come accade in qualsiasi altro settore, forse allora i cittadini non sarebbero cosí obbligati verso le assicurazioni, tanto per cominciare. Se i costi andassero giù, molta gente sarebbe in grado di pagarsi le cure di cui necessita con le proprie tasche, cosí come avveniva prima che il governo federale s'intromettesse tanto. Al contrario, con la scusa di perseguire le avide compagnie assicurative, il governo otterrà il risultato di legare ancor di più i contribuenti ad esse, tramite l'obbligo di sottoscrivere uno dei loro servizi finanziari. Multe salate saranno inflitte a chiunque si macchiasse dell’abominio di non essere un cliente delle compagnie di assicurazione sanitaria. Serviranno 16,500 nuovi burocrati per amministrare le multe e garantire l’esecuzione dei mandati. Pertanto, per il governo si tratta anche di un intervento sull’occupazione. Non importa però che il programma molto probabilmente causerà la perdita di 5 milioni di posti di lavoro nel settore privato.

Di certo, l’aspetto più preoccupante è che la riforma sia sfacciatamente incostituzionale nonchè contraria a qualsiasi ideale di libertà. Da nessuna parte nella Costituzione si intravede alcuna autorità del governo federale di poter fare tutto ciò. I Padri Fondatori sarebbero orribilati all’idea che il governo costringa i cittadini a diventare fruitori di alcuni servizi forniti da aziende secondo l’approvazione dell’esecutivo. Vi sono 38 stati che hanno detto di prepararsi ad impugnare la riforma e lo faranno con successo, se i giudici saranno fedeli al loro giuramento. La responsabilità dei giudici dovrebbe essere la difesa del diritto alla vita, alla libertà ed alla ricerca della felicità. I cittadini hanno la responsabilità sulla propria esistenza, ma hanno anche la libertà di scegliere come vivere e come proteggersi. La decisioni rispetto alla propria salute sono un pezzo di questa libertà, l’ennesimo che viene strappato via [dal governo]. L’interferenza governativa nella sanità ha già violato le libere scelte a disposizione degli individui ed anzichè farsi da parte si sta radicando sempre più a fondo, assieme a quella dei compari corporativi.

(Qui l'originale)

22 febbraio 2010

Ron Paul meglio di Sarah Palin per la destra conservatrice

L'ala più conservatrice dei Repubblicani, il Conservative Political Action Conference (CPAC), si è riunita a Washington per la conferenza annuale. Lo speaker dell'evento, Glenn Beck, ha spiegato nel suo discorso d'apertura che il GOP ha la necessità, per poter pensare di tornare alla Casa Bianca nel 2012, di ritrovare la sua vera anima. "Pensare solo a rimandare Obama a casa - ha detto - sarebbe troppo semplicistico".

In un sondaggio fra i delegati presenti, a sorpresa quasi un terzo (il 31%) vedrebbe bene come candidato presidenziale il libertario Ron Paul. Secondo più gradito, l'ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, con il 21% delle preferenze. Solo terza l'ex governatrice dell'Alaska, e vice di John McCain alle scorse presidenziali, Sarah Palin, con un 7% delle preferenze.

Chiude il quadro l'attuale governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, con il 6%.

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15 gennaio 2010

Ron Paul risponde a Steve Forbes sul gold standard

Steve Forbes: Quali sono le caratteristiche dell’oro che ti fanno ritenere che sia un miglior regolatore dell’economia rispetto agli esseri umani fallibili della Fed?

Ron Paul: Più che le caratteristiche, mi fa ritenere questo ciò che la storia ci dice a proposito dell’oro. E la Scuola Austriaca di economia, von Mises in particolare, ci insegna che con il denaro si fuoriesce dal mercato. I governi non dovrebbero poter creare denaro. Se fossimo bloccati su un’isola e uno di noi decidesse: “Ok, abbiamo bisogno di soldi. Quindi prendiamo dei pezzi di carta, ci scriviamo sopra dei numeri e questo sarà il denaro” sarebbe assurdo. Il denaro deve esser controbilanciato da un valore reale. Infatti per molti, molti secoli, letteralmente migliaia di anni, sono stati usati oro e argento. E i Padri Fondatori lo avevano capito. Allora avevano un’inflazione galoppante, e hanno sancito esplicitamente “il divieto di emettere biglietti di credito” (quella che noi chiamiamo oggi cartamoneta). Se si vuol restringere il potere del Governo su di noi, bisogna proibirgli di creare moneta. E l’oro fa proprio questo. Molta gente a questo punto dirà: “Ok, questo vuol dire che dovremmo portarci dell’oro in tasca?”. Assolutamente no. Non c’è niente di sbagliato nei gold certificates. Ed esiste anche il cosiddetto oro elettronico. Tutto questo servirebbe per comprimere il potere dei singoli, in particolare degli individui “sconosciuti” non controllati dal Congresso, di creare denaro. Non ci sarebbe bisogno di una Federal Reserve se fosse utilizzato il gold standard.


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15 dicembre 2009

Are You Ready for a Tea Party?

Il 16 dicembre del 2007, giorno dell'anniversario della Rivoltà del The di Boston, il candidato alle presidenziali per il partito repubblicano, Ron Paul, sbaragliò tutti i record di raccolta di finanziamenti, raccogliendo in sole 24 ore ben 6 milioni di dollari, nella Money Bomb della sua campagna elettorale, che segnò di fatto la nascita di un moderno "Tea Party", animato dagli ideali di sempre, libertà individuale e lotta alla presenza oppressiva dello stato nelle nostre vite quotidiane.

236 anni fa un gruppo di coloni travestiti da indiani gettò nel porto di Boston i carichi di the britannico, per protestare contro l'elevata tassazione che di fatto negava i diritti alle libertà individuali.

Il 16 dicembre 2009 di quest'anno ci saràla Money Bomb per il figlio di Ron Paul, Rand, che continua la lotta del apdre, questa volta come candidato al Senato per lo stato del Kentucky. Rand Paul ha scosso la politica del Bluegrass State, superando nei sondaggi i candidati dell'establishment. In questa data, che ha segnato , la coalizione che supporta Paul tenterà di superare anche nei finanziamenti alla sua campagna gli avversari: senza il sostegno di lobbisti e di interessi particolari, il successo di questa Money Bomb dipenderà interamente dalle piccole donazioni della gente comune stanca di lobbies, di burocrati, di affaristi, di politicanti e di apparati governativi. Good Luck!!

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13 dicembre 2009

"Libera Concorrenza tra Monete"


(Il testo che segue è la traduzione dell’intervento con il quale Ron Paul ha presentato il suo Free Competition in Currency Act, proposta di legge per l’abolizione del corso legale e del monopolio statale sulla produzione di moneta.)

(...) La moneta è ciò che consente il fiorire di ogni civiltà; senza di essa il risultato sarà il baratto: se l’allevatore vuole delle scarpe dovrà vendere le sue uova ed il suo latte al calzolaio, sperando che questi abbia bisogno delle sue uova e del suo latte. La moneta facilita le transazioni: anzichè trovare una controparte con identiche e reciproche necessità, l’allevatore può trattare i suoi prodotti per un medium di scambio comunamente accettato con cui acquistare le scarpe di cui necessita.

Questo medium deve possedere alcune caratteristiche: deve resistere nel tempo; deve essere facilmente trasportabile; deve essere facilmente divisibile in unità minime; deve essere riconoscibile ed uniforme; deve essere “economicamente” scarso e cioè l’offerta non deve soverchiare la domanda di chi lo richiede; deve essere stabile nel tempo, tale da non essere soggetto a grandi fluttuazioni nel suo potere d’acquisto; e deve essere riproducibile (...).

Storicamente media in oro ed argento hanno soddisfatto tali condizioni, sono sopravvissuti sul mercato e hanno conquistato la fiducia di miliardi di persone. Oro ed argento sono difficili da contraffare, una proprietà che li renderà sempre accettati nelle transazioni commerciali. Per questa stessa ragione sono una disgrazia per il governo. Essendo la loro disponibilità limitata per natura, non vi può essere inflazione di oro ed argento (...) e senza la possibilità di inflazionare la moneta il governo non può condurre guerre di aggressione o magari tenere a bada con panem et circenses i cittadini prosciugati dalle tasse. Quando gli USA vennero fondati non vi era alcun controllo del governo sulla moneta, (...) gli Americani usavano monete in oro ed argento (...) cosí come monete estere hanno continuato a circolare negli USA per decine e decine di anni. (...) Siamo passati da un sistema di monete in concorrenza tra loro ad uno in cui un cartello di banche istituito dal governo monopolizza la produzione di moneta.

Per reintrodurre la libera concorrenza valutaria vi sono tre necessari provvedimenti da intraprendere (...). Primo, bisogna eliminare le leggi sul corso forzoso legale. (...) Nel corso degli anni, tali leggi sono state emanate dal governo per costringere i cittadini ad accettare monete senza valore. In quel caso accade quanto predetto dalla Legge di Gresham: la moneta cattiva fa scomparire la moneta buona. L’imperatore, il re o il dittatore possono coniare nuova moneta con la metà della quantità di oro presente nelle vecchie monete e costringere i mercanti ad accettare le nuove monete come se avessero identico valore nominale, pena la morte. In tal modo il governo dispone adesso del doppio della quantità di oro, a parità di offerta di moneta, con il quale finanziare nuovi castelli o eserciti più grandi. Appena le nuove monete sopravvalutate per legge iniziano a circolare, le vecchie monete svalutate per legge verranno meglio conservate e smetteranno di essere usate per commercio. Lo stesso accadde negli anni ’60 quando il governo sostituí all’argento di alcune monete il rame ed il nichel. (...) Chi riceve le monete cosí svalutate, poi, subisce tutti gli effetti dell’inflazione, vale a dire l’aumento dei prezzi e la diminuizione del proprio potere d’acquisto (...) dato che fin quando le nuove monete arrivano nelle loro mani nel frattempo i prezzi saranno pressocchè duplicati (...) Senza corso legale la Legge di Gresham non funziona: se la gente è libera di accettare la moneta con maggiore valore, le vecchie monete torneranno a circolare (...)

Secondo, è necessario abolire le leggi che impediscono il conio di monete private. (...) Con la presunta motivazione di assicurare la purezza del conio tramite certificazione del governo e le eventuali sanzioni, nel 1864 fu approvato il Coniage Act con il quale si proibirono tutte le produzioni private di moneta

In ultimo, è necessario abolire tutte le tasse sulla vendita di oro ed argento e sui relativi profitti. (...) Pur rimanendo più o meno costante il potere d’acquisto dell’oro, se il valore nominale del dollaro aumenta, il governo lo considererà alla stregua di un aumento della ricchezza, e lo tasserà di conseguenza. Pertanto, maggiore la svalutazione del dollaro rispetto all’oro, maggiore sarà la tassazione che colpirà i profitti derivanti da oro e preziosi simili. (...) Immaginate, poi, di dover pagare l’IVA ogni volta che ci si reca in banca a cambiare una banconota da 10 dollari in spicci per le macchinette automatiche (...).

In conclusione (...) consentire la libera concorrenza valutaria lascerà la libertà degli attori di mercato di decidere quale tipo di moneta è più adatto ai bisogni di ciascuno, anzichè ai bisogni del governo. La prospettiva che il consumatore Americano dia le spalle al dollaro in favore di valute alternative creerà lo stimolo necessario affinchè il governo possa riprendere il controllo della spirale nella quale il dollaro è piombato. Un dollaro sano toglierà la possibilità e l’incentivo del governo di creare inflazione e ci impedirà di proclamare guerre incostituzionali che pesano all’eccesso sulla nostra economia. Con una moneta sana staremmo tutti molto meglio, tutti, e non soltanto coloro che controllano il nostro sistema monetario.

21 novembre 2009

Prima approvazione per l'emendamento Paul sulla FED

Prima storica vittoria per la proposta di auditing del bilancio e dei documenti della Federal Reserve che Ron Paul porta avanti da mesi con il suo Transaperency Act HR 1207. La Commissione finanza del Congresso ha approvato il testo sostenuto da una coalizione etereogenea e trasversale, guidata dal nostro Ron Paul e dal pasionario democratico Alan Grayson, nonostante l'opposizione del presidente della Commissione, il democratico Barney Frank, il quale aveva precedentemente appoggiato l'emendamento Paul.

All'ultimo momento Frank, pressato dalle alte sfere del partito democratico, dai dirigenti della FED e dai grossi nomi di Wall Street, ha provato ad introdurre una proposta sostitutiva che dietro la parvenza di richiedere maggiore trasparenza da parte della Banca Centrale Americana proteggesse la FED dall'attacco del nonnetto libertario e rendesse l'HR 1207 ridondante e pertanto inutile. Grayson ha pero' rovinato il piano dei Dems, convincendo 15 membri della Commissione a sostenere i repubblicani in supporto di Paul e far approvare la proposta di legge con un conteggio finale di 43 a 26 voti a favore.

Il testo prevede che i vincoli cui il Government Accountability Office (agenzia independente che controlla il budget federale su mandato del Cogresso) e' soggetto rispetto alle operazioni della Federal Reserve siano allentati, e precisamente che venga revisionata l'attivita' della FED rispetto a:

1. Transazioni estere con altre Banche Centrali, governi esteri, istituzioni finanziarie internazionali come l'FMI;

2. Delibere, decisioni e attivita' riguardanti aspetti di politica monetaria;

3. Transazioni finanziarie decise dal Federal Open Market Committee, l'esecutivo della FED;

4. Discussioni e comunicazioni (solo in parte) in seno al Board della FED e tra questi e dirigenti e quadri della FED riguardo a questioni inerenti i punti di cui sopra.

Il GAO potrebbe in piu' ispezionare banche e holding finanziarie senza il preventivo consenso scritto da parte delle rispettive agenzie di controllo.

Pertanto si alzerebbe il velo sulle operazioni quotidiane della FED, sebbene siano previsti ampi ritardi temporali rispetto alle pubblicazioni delle informazioni e sebbene l'autorita' e l'autonomia della Banca Centrale circa le decisioni di politica monetaria rimarranno intatte dall'eventuale approvazione finale del HR 1207.

Non proprio Hayek o Rothbard, e pero' Ron Paul mette a segno un importantissimo colpo nella sua decennale battaglia contro i contraffattori da sempre sotto contratto e a fedele servizio delle potenti elites finanziarie dentro e fuori la Casa Bianca. Prossimo voto previsto per l'1 Dicembre.

7 ottobre 2009

End the Fed

Che succederebbe se un deputato del Pdl o di un altro partito chiedesse a gran voce l' abolizione della Banca d' Italia e, in attesa di questa "rivoluzione", pretendesse l' invio di ispettori esterni nell' istituto guidato da Mario Draghi? Nella migliore delle ipotesi l' onorevole verrebbe sbeffeggiato, messo in disparte e poi trombato alle elezioni. Negli Stati Uniti, invece, le posizioni del genere sostenute dal parlamentare texano Ron Paul irrompono nello show televisivo di Jon Stewart (uno dei più seguiti tra i giovani), vengono discusse dai maggiori quotidiani e trasformano "End the Fed" (Sopprimere la Federal Reserve), l' ultimo libro dell' uomo politico, in un vero bestseller. Dopo due settimane è già tra i primi dieci delle classifiche nazionali. "Il mio vero obiettivo è difendere le libertà personali che sono minacciate dal peso crescente dello stato e dal ruolo della Fed", spiega Ron Paul, 74 anni, che siede nelle file repubblicane del Congresso da più di vent' anni e si è stato candidato alle ultime presidenziali proprio per difendere i valori di un liberalismo libertario. E' uomo di destra, ma sicuramente sui generis: ha votato contro la guerra in Iraq, ha criticato le leggi antiterrorismo di Bush, è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere. In materia economica è un nemico giurato del "big government", cioè del ruolo crescente dello stato, e soprattutto della Fed che considera un organismo dannoso perché produrrebbe inflazione stampando denaro, disincentiverebbe il risparmio e impedirebbe al sistema capitalista di autoregolarsi. Si può sorridere di fronte a questa filosofia di Ron Paul e al suo desiderio di ancorare nuovamente il dollaro all' oro. Gli si può obiettare che le banche centrali hanno sempre avuto un ruolo importante nell' attenuare le conseguenze della recessione e che in questa ultima crisi è stato proprio il contributo della Fed di Ben Bernanke a evitare un tracollo sistemico. Del resto nelle ultime riunioni finanziarie di Pittsburgh e Istanbul si è avviata una strategia di rafforzamento dei controlli pubblici e di maggiore coordinamento. Ma queste risposte non basterebbero a convincere Ron Paul e i suoi seguaci, che in questi mesi organizzano manifestazioni contro i salvataggi delle imprese e proteste davanti alle sedi della Fed, con la richiesta (improbabile) di una ispezione nel palazzo di Bernanke. L' importante è comunque capire che, anche nell' era Obama, gli Stati Uniti sono attraversati da correnti di pensiero molto diverse da quelle che si manifestano in Europa. L' antistatalismo continua ad avere una certa presa nell' opinione pubblica (Paul arrivò terzo nelle primarie del New Hampshire) e condiziona la politica in senso moderato, come nel caso della riforma sanitaria.


ARTURO ZAMPAGLIONE per Repubblica


(grazie a thediamondage per la segnalazione)

28 luglio 2009

Ron Paul al TG1

Ron Paul è stato intervistato dal TG1 per presentare il suo libro "La Terza America" (dal min. 15 in poi).

Hat tip: Z3uel

22 luglio 2009

Ron Paul intervistato da Politico.com

"Non ha ancora bombardato l'Iran: il peggio sta nel fatto che probabilmente ci sta ancora pensando".

Così ha risposto Ron Paul alla domanda del magazine Politico.com sul meglio e il peggio di questi primi sei mesi di Barack Obama da Presidente.


Il consenso del Rappresentante del 14° Distretto Congressuale del Texas ultimamente sta crescendo, non solo in area repubblicana ma anche democratica. Naturalmente il famoso magazine non ha lesinato, nel corso del pezzo, qualche velenosa frecciatina (anche se me ne aspettavo di più). Ciònonostante Ron Paul ha detto che è improbabile una sua ricandidatura per il 2012.

"Obama - ha proseguito - ha parlato un po' meglio di come ha agito, ma ha già aumentato il numero delle truppe in Afghanistan e Pakistan. Si è presentato come il candidato della pace "Sì, ci stiamo ritirando dall'Iraq", ma non è stato sincero. Non penso che loro ne abbiano mai avuta la minima intenzione".

"Mi sento voluto dal partito repubblicano metà e metà - ha spiegato - credo ci sia rispetto. Ma non mi hanno mai chiamato per chiedermi "Ciò di cui abbiamo bisogno di sapere da te è come raggiungere l'elettorato più giovane".

"La caratteristica comune di chi collabora con noi è l'energia, energia che chiunque può "avvertire". E noi sappiamo bene che l'energia di un manipolo di persone può guidare una nazione".

E certamente l'iniezione di "idee giovani" secondo Ron Paul non può venire dall'ex governatrice dell'Alaska, Sarah Palin. "I suoi sostenitori sono i repubblicani da Country Club".

"Mi chiedo - ha concluso Paul - in che modo lei pensa di entusiasmare alla politica gli americani dai 15 ai 20 anni. Questa sarebbe una domanda da porle. Perché lei non parla mai di Federal Reserve. Non parla mai troppo di libertà civili, non parla della fallimentare legislazione antidroga, non parla dell'abolizione di questa legislazione, non parla di perseguire chi ha torturato altre persone".

(i commenti sul blog coast2coast)





30 giugno 2009

22 giugno 2009

La guerra al tabacco è guerra alla libertà





"La scorsa settimana, un altro progetto di legge è stato approvato e convertito in una legge che ci priva di un pezzetto della nostra libertà e viola la Costituzione degli Stati Uniti. E' stato, ovviamente, fatto per il bene dei figli, e nel nome della salute dei cittadiniSuccede sempre così: quando la vostra libertà è sequestrata, è sequestrato per il vostro bene. Questa è l'opinione di Washington.

Il Family Smoking Prevention e il Tobacco Control Act daranno nuovi poteri su tabacco all'agenzia governativa FDA. Si richiederà a tutti coloro impegnati nella produzione, nella preparazione, nella composizione, nella lavorazione del tabacco di registrarsi alla FDA ed essere sottoposti a ispezioni FDA, una palese violazione del IV emendamento. Oltre naturalmente alla violazione del I emendamento, quando si consente alla FDA di limitare la pubblicità del tabacco in più modi, come ad esempio il divieto di pubblicizzare le sigarette, come light, o come a basso tenore di catrame.

La FDA avrà il potere di pre-analizarre tutti i nuovi prodotti del tabacco, e imporre nuove tasse per i fabbricanti e gli importatori di prodotti del tabacco. Potrà anche regolare la quantità di nicotina nelle sigarette.

Le mie obiezioni al progetto di legge non sono un avvallo del tabacco. Come medico conosco gli effetti negativi sulla salute di questa cattiva abitudine. Ed è esattamente così che il vizio del fumo dev'essere considerato: una cattiva abiturdine e una scelta personale.

Il modo di combattere scelte sbagliate è attraverso l'istruzione e l'informazione. Oltre a garantire che le aziende produttrici di tabacco non turbino o frodino il mercato con i loro prodotti, il governo federale deve rimanere fuori dalle abitudini circa la salute del popolo libero. Regolamenti per i minori dovrebbero essere emanati a livello statale, non federale. Purtroppo, il governo sta usando il suo già eccessivamente invadente ruolo finanziario e legislativo in materia di assistenza sanitaria per aumentare il potere di intervento nel vostro personale stile di vita e di libera scelta.

La maggioranza degli americani, secondo un recente sondaggio di Zogby, pensa oggi che la marijuana dovrebbe essere legale, tassata e regolamentata, e oltre il 70 per cento è a favore delll'uso medico della marijuana. Leggi come questa appena approvata dimostrano in pieno come la strada sia sbagliata. Invece di avere più libertà con la marijuana, ci stiamo muovendo verso il divieto del tabacco. Le nostre carceri sono già pieni di detenuti non-violenti per reati di droga. Quanto tempo ci vorrà prima che nasca un mercato nero del tabacco, che riempirà le carceri con non-violenti fumatori di sigarette?

La canapa e il tabacco erano colture normali per i nostri padri fondatori, quando il nostro paese era appena nato. E' sconcertante vedere da allora quanto lontano da questo paese è arrtvata la libertà. La canapa, anche per usi industriali, e ce ne sono molti, è illegale come coltivazione per tutti. Oggi anche il tabacco avrà più burocrazia e interferenze governative. In questa situazione economica è estremamente sconvolgente vedere questo voler spremere a tutti i costi un intero settore. Bisognerebbe chiedersi se molti piccoli agricoltori saranno costretti a cessare l'attività a causa di questa legge".


Ron Paul

(i commenti sul blog coast2coast)

13 giugno 2009

Faccia nuova, stessa politica

Bella intervista a Ron Paul pubblicata dal sito liberal Huffingtonpost.com sulla politica estera di Obama e la questione della tortura. Il sospetto è che l'unica differenza tra l'attuale presidente ed il suo predecessore sia effettivamente nel colore della pelle. Fosse poi vero, come si diceva, che “Barracks” Obama sia un lontano cugino di Dick Cheney, molte cose si spiegherebbero: buon sangue non mente...
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Kathleen Wells: Come membro della Commissione per gli Affari Esteri della Camera dei Deputati degli Stati Uniti, qual è la vostra opinione su questa questione della tortura?

Ron Paul: Be', è contro la legge – sia la nostra che il diritto internazionale. Quindi, non dovremmo usarla. E sono contro per motivi personali e morali. Penso che sia una cosa orribile. E per quanto riguarda i motivi pratici, penso che abbia assolutamente alcun valore. E se vogliamo sul serio ottenere delle informazioni, usando altre tecniche, in realtà, ne otteniamo di più.

Kathleen Wells: Quindi credete che stessimo usando la tortura nei nostri interrogatori a Guantanamo?

Ron Paul: Non penso che le foto che ho visto fossero false – quelle che sono state rese pubbliche un anno o due fa. E, ovviamente, ci sono altre foto di torture che attirano maggiore attenzione perché rifiutano di rilasciarle, il che significa che deve trattarsi di un vero atto d'accusa per ciò che facevano.

Kathleen Wells: Cosa pensate della decisione del presidente Obama di rendere pubblici i documenti sulla tortura?

Ron Paul: Penso che sia stato un gesto puramente politico. Penso che abbia tradito le promesse. È stato scelto come cambiamento ma è la stessa vecchia roba ed ora, su questa ed altre questioni, è tanto neo-con quanto lo è stato Bush. La guerra è stata ampliata. Continua a tener aperta Guantanamo. Probabilmente si fanno ancora, per quanto ne sappiamo, dei voli segreti di tortura . Abbiamo solo spostato parte di questo procedimento oltremare. Non saremo informati di ciò nel dettaglio.

Kathleen Wells: Ritenete che il presidente Obama sia neo-con come Bush? Non vedete una distinzione fra le due amministrazioni?

Ron Paul: Il tono è diverso, ma le politiche non cambiano. Stiamo spargendo la guerra. La guerra si sta espandendo. Non stiamo perseguendo quelli che hanno eseguito le torture. Guantanamo non verrà chiusa. Quindi no, non la vedo.

Obama ha aumentato il budget del DOD [Dipartimento della Difesa]. È certo che potremmo spendere alcuni di quei soldi nel nostro paese dove la gente sta davvero soffrendo. Ma abbiamo aumentato il budget del DOD, mi sembra, del 10 per cento. Non posso vedere alcun cambiamento significativo nella politica estera. La promessa di lasciare l'Iraq era una piccola promessa e prevedo che non accadrà. Ci saranno truppe in Iraq con questa amministrazione, ne sono convinto.

Kathleen Wells: Perché ne siete convinto?

Ron Paul: Perché penso che nessuno voglia affrontare le difficoltà che potrebbero seguire. I problemi li abbiamo creati noi andando là e quando ce ne andremo, i problemi probabilmente peggioreranno un po'. Allora daranno la colpa all'essercene andati, ma il vero problema è stato andarci. Così, penso che la pressione internazionale che sopportiamo da vari alleati sia così grande che non ce ne andremo. E non aspettatevi che le politiche cambino.

Tutto si svolge come ho detto per anni. La politica estera non cambia con i repubblicani o i democratici. In generale, sono pochissime le politiche che cambiano. C'è molto dibattito e molta retorica, ma le cose continuano come sempre.

Quando c'era Clinton, i repubblicani condannarono il suo problema somalo. Bush disse che non sarebbe stato un costruttore di nazioni e un poliziotto mondiale e appena fu eletto si rivelò molto peggio. Obama dice che Bush è terribile e viene eletto, e improvvisamente, indovinate chi sta incoraggiando Obama adesso? Gente come Lindsay Graham. I veri falchi del Partito Repubblicano si stanno godendo tutto questo. Calcolano di stare vincendo questi scontri.

Kathleen Wells: Potete dirmi cosa pensate del recente discorso dell'ex-vice presidente Dick Cheney sulle tecniche di interrogazione e sulla sicurezza nazionale?

Ron Paul: Non mi aspettavo niente di totalmente nuovo. Ha solo provato a difendere ciò che ha fatto e la sua partecipazione nel corso degli anni. Continuerà a dire che ha salvato molte vite torturando – una cosa a cui non credo neanche per un secondo.

È più probabile che creda a Matthew Alexander ed alla sua posizione sulla tortura. Matthew Alexander era un funzionario implicato. Era nell'aeronautica, ma era là ed ha eseguito oltre 300 interrogatori, ed aveva molto, molto successo. Ma si è rifiutato di obbedire all'ordine di partecipare a qualsiasi cosa di violento o che odorasse di tortura. Quella è la prova che potete ottenere più informazioni, piuttosto che di meno [senza usare la tortura].

Penso che la prova ora la stiano fornendo persone che dicono che la tortura non era intesa per ottenere informazioni. Hanno ottenuto molte informazioni da questi individui – questi pochi, questi tre che ora sono ben noti. Hanno ottenuto molte informazioni da loro prima che fossero torturati. Cercavano di convincerli di dire che c'era un collegamento fra Al-Qaeda e Saddam Hussein per giustificare questa guerra illegale.

Kathleen Wells: Spiegate perché credete che non ci sia differenza fra l'amministrazione Obama e l'amministrazione Bush?

Ron Paul: Nello stile, sono differenti. Il tono è diverso e penso che ci sia un beneficio in questo. Ma le sue politiche non cambiano. Alla fine, sono le politiche che contano. Le forti dichiarazioni contro l'Iran ci sono ancora. E, proprio ora, passando per la nostra commissione (la Commissione Congressuale delle Relazioni Internazionali/Commissione degli Affari Esteri) saranno imposte all'Iran sanzioni più pesanti – in cerca di un altro scontro. E abbiamo preso la posizione di non permetter loro di continuare con i test nucleari, anche se nell'ambito della legge ed anche se fatti pacificamente. Non lo consentiremo. Così no, quella posizione non è cambiata.

Come ho detto prima, in Iraq la guerra non si sta spegnendo. La violenza sta aumentando. E la guerra si sta espandendo in Afghanistan, mandandoci più truppe. Ed ora stiamo cominciando con il Pakistan. E, davvero, tutto il problema del Pakistan è solo un riflesso della nostra politica estera molto, molto sbagliata. Diamo la caccia ai talebani ed alcuni entrano in Pakistan, quindi invitiamo pubblicamente il loro governo a fare questo e quello, insomma stiamo lavorando molto duramente per avere un'altra guerra nel Pakistan.

Kathleen Wells: Cosa avreste fatto di diverso se foste stato presidente? So che eravate uno dei principali candidati presidenziali.

Ron Paul: Avrei riportato le truppe a casa. Li avrei semplicemente riportati tutti a casa. Li porterei via dalla Corea. Li porterei via dalla Germania. Risparmierei centinaia di miliardi di dollari e questo sarebbe un vero stimolo. Per stimolare l'economia, sospenderei immediatamente l'imposta sul reddito per tutti.

Sarebbero soldi nelle mani della gente – che costerebbe meno di queste centinaia di miliardi di dollari per i salvataggi che entrano nelle tasche dei privilegiati che poi ottengono i loro benefit pensionistici e tutte le loro indennità. Farei tutto in modo molto diverso.
La politica estera, tuttavia, sarebbe la grande questione. Bisogna superarla. Togliere le sanzioni ed iniziare a commerciare con Cuba. Non parlarne soltanto, ma cominciare a farlo.

Kathleen Wells: E l'Iran?

Ron Paul: Li tratterei come trattammo i sovietici. Parlammo con loro. I sovietici avevano 30.000 armi nucleari. L'Iran non bombarderò nessuno. Hanno diritto ad avere un po' di protezione. Hanno armi nucleari al nord, al sud, all'est ed all'ovest e qualunque cosa facciano vengono respinti. Ci sono un po' di tizi cattivi laggiù, ma ci sono un po' di tizi cattivi dappertutto.

Khrushchev non era esattamente il tipo più piacevole del mondo ed affermò che ci avrebbe seppellito, addirittura. Persino tipi come Ronald Reagan parlarono con lui e riuscimmo a risolvere i problemi. Il loro sistema economico crollò.

Ciò che dobbiamo fare è prestare più attenzione agli obiettivi di Osama bin Laden. Ha detto, “vi faremo inginocchiare davanti al vostro fallimento trascinandovi qui e prosciugandovi, ed alla fine provocheremo una crisi economica nel vostro paese.” In questo momento sta vincendo. In questo momento gli iracheni si sono schierati molto vicini agli iraniani. Gli sciiti stanno vincendo. I sunniti sono in rotta. Abbiamo armato l'intera regione. Sempre più armi spedite laggiù dal contribuente americano. I sunniti tutti sono tutti armati. È solo una politica estera molto, molto ridicola.

Paxtibi

(i commenti su La voce del Gongoro)

7 giugno 2009

Rand Paul for Senator




Come avevo anticipato su questo blog qualche mese fa, sembra che Randal, il terzogenito di Ron Paul, sia destinato a raccogliere l'eredità politica del padre. Via JCF veniamo infatti a sapere che presto Rand Paul potrebbe candidarsi al Senato.