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7 ottobre 2009

End the Fed

Che succederebbe se un deputato del Pdl o di un altro partito chiedesse a gran voce l' abolizione della Banca d' Italia e, in attesa di questa "rivoluzione", pretendesse l' invio di ispettori esterni nell' istituto guidato da Mario Draghi? Nella migliore delle ipotesi l' onorevole verrebbe sbeffeggiato, messo in disparte e poi trombato alle elezioni. Negli Stati Uniti, invece, le posizioni del genere sostenute dal parlamentare texano Ron Paul irrompono nello show televisivo di Jon Stewart (uno dei più seguiti tra i giovani), vengono discusse dai maggiori quotidiani e trasformano "End the Fed" (Sopprimere la Federal Reserve), l' ultimo libro dell' uomo politico, in un vero bestseller. Dopo due settimane è già tra i primi dieci delle classifiche nazionali. "Il mio vero obiettivo è difendere le libertà personali che sono minacciate dal peso crescente dello stato e dal ruolo della Fed", spiega Ron Paul, 74 anni, che siede nelle file repubblicane del Congresso da più di vent' anni e si è stato candidato alle ultime presidenziali proprio per difendere i valori di un liberalismo libertario. E' uomo di destra, ma sicuramente sui generis: ha votato contro la guerra in Iraq, ha criticato le leggi antiterrorismo di Bush, è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere. In materia economica è un nemico giurato del "big government", cioè del ruolo crescente dello stato, e soprattutto della Fed che considera un organismo dannoso perché produrrebbe inflazione stampando denaro, disincentiverebbe il risparmio e impedirebbe al sistema capitalista di autoregolarsi. Si può sorridere di fronte a questa filosofia di Ron Paul e al suo desiderio di ancorare nuovamente il dollaro all' oro. Gli si può obiettare che le banche centrali hanno sempre avuto un ruolo importante nell' attenuare le conseguenze della recessione e che in questa ultima crisi è stato proprio il contributo della Fed di Ben Bernanke a evitare un tracollo sistemico. Del resto nelle ultime riunioni finanziarie di Pittsburgh e Istanbul si è avviata una strategia di rafforzamento dei controlli pubblici e di maggiore coordinamento. Ma queste risposte non basterebbero a convincere Ron Paul e i suoi seguaci, che in questi mesi organizzano manifestazioni contro i salvataggi delle imprese e proteste davanti alle sedi della Fed, con la richiesta (improbabile) di una ispezione nel palazzo di Bernanke. L' importante è comunque capire che, anche nell' era Obama, gli Stati Uniti sono attraversati da correnti di pensiero molto diverse da quelle che si manifestano in Europa. L' antistatalismo continua ad avere una certa presa nell' opinione pubblica (Paul arrivò terzo nelle primarie del New Hampshire) e condiziona la politica in senso moderato, come nel caso della riforma sanitaria.


ARTURO ZAMPAGLIONE per Repubblica


(grazie a thediamondage per la segnalazione)

6 aprile 2009

Chi ha preso l’oro di Fort Knox?



«Sono ormai vari decenni che l’oro conservato a Fort Knox non è stato sottoposto a una revisione condotta indipendentemente, o analizzato contabilmente in modo appropriato», ha dichiarato al Times di Londra Ron Paul, il deputato del Texas che ha depositato una proposta di legge a questo scopo.


Glauco Maggi su La Stampa ci informa sulla nuova iniziativa legislativa di Ron Paul, volta a stabilire se il governo americano ha ancora le riserve auree intatte. Il dubbio è che il governo federale si sia già venduto in gran segreto parte dell'oro per far fronte alla crisi o peggio per finanziare delle speculazioni sul dollaro.

12 dicembre 2008

Presto una banca centrale globale?

Vi segnalo questo articolo di Marco Mairate in cui si dà ampio spazio ai dubbi di Ron Paul sulle recenti iniziative "anticrisi" dei governi di mezzo mondo:

“Credo che qualcosa bolle in pentola ma nessuno dice ancora niente. Dietro la pompa di tanti incontri e pranzi ufficiali, si sta parlando del futuro del mondo e di come internazionalizzare tutta la regolamentazione finanziaria globale, andando così nella direzione opposta del mercato libero. Sono certo che si sta parlando di una banca centrale internazionale.”

7 febbraio 2008

Ron Paul su Punto Informatico

Vi segnalo questo articolo di Lorenzo Campani su Punto Informatico, dove viene discusso il rapporto tra internet e i finanziamenti dei cittadini alla politica, con un confronto giustamente impietoso tra gli Stati Uniti e l'Italia.

Ovviamente se ve lo segnalo qui è perchè si parla anche di Ron Paul ;-)

Mi sembra giusto ricordare brevemente che Ron Paul è l'unico candidato ad essersi sempre opposto a tutte leggi censorie e moralizzatrici contro la rete, sempre!

In un mondo dove la neutralità delle rete è ormai quasi un ricordo, Ron Paul non è la scelta migliore, ma l'unica scelta possibile.


9 gennaio 2008

Anche in Germania fredda accoglienza per Ron Paul

Anche nello spazio germanofono europeo impazza la febbre per le primarie americane, ma, proprio come in Italia, il grande assente sui cosiddetti media convenzionali (stampa e televisioni) è e rimane Ron Paul, il controverso candidato libertario dei Repubblicani che va propagandando tesi isolazioniste in politica estera e forti iniezioni di liberismo in politica interna.

A ricordarsi di lui ci pensa, fin dal 18 Dicembre, la principale televisione austriaca ( ORF) a firma del corrispondente da Washington Hanno Settele, il quale non manca di apostrofare Paul per le sue idee stravaganti (che altrove vengono etichettate con l'aggettivo "coerenti") e per il suo presunto miscuglio di Conservatorismo -Ron è notoriamente contrario all'aborto così come molti altri libertari americani- e Liberismo.

A destare l'ammirazione dell'emittente è però la grande forza che Paul riceve da Internet, grazie a cui è riuscito a battere il record di donazioni ad un partito in un solo giorno.
Virtù riconosciute all' Aussenseiter (outsider) americano anche dalla assai distratta testata tedesca Die Welt e dalle svizzere Tagesanzeiger e Basler Zeitung, le quali ammettono tuttavia le assai deboli possibilità di successo di Paul, pronto a candidarsi come indipendente nel caso di sconfitta alle primarie-caucus. Sono molte poi le piccole testate online che si occupano di questo " Internet-Phänomen" (il più cliccato tra tutti gli sfidanti repubblicani e democratici messi assieme) che si vanta, alla veneranda età di 72 anni, di sapere usare il Web 2.0 e You Tube.

Proprio per questa sua dimensione sempre "online", viene accidentalmente citato da Die Zeit in un articolo sullo spam nelle caselle di posta... Non proprio un buon biglietto da visita.
Altrettanto irridente appare l' articolo di Die Welt su quelli che si ipotizzano essere i "principali avvenimenti" del 2008: in Giugno, tra le altre cose, si inserisce Ron Paul tra i candidati più in rimonta tra i repubblicani... Caustico, invece, il commento sul personaggio fatto da Gabor Steingart, editorialista per Der Spiegel dagli Stati Uniti. "Chi parla con Paul, ha subito l'impressione di avere a che fare con un fanatico. L'ex ginelocogo che dice di aver messo al mondo più di 4000 bambini, è piuttosto scorbutico, scostante e prepotente. Non si può certo sostenere che sia stato un uomo affascinante. Comunque sia egli è un politico interessante per non dire capace. Nonostante Paul non abbia la benché minima possibilità di farcela, continuano ad arrivargli messaggi di simpatia e di solidarietà nonché fondi per la campagna elettorale. Perché? – si chiede Steingart – Perchè candidati come lui danno linfa vitale al processo politico, perchè la sua eccentricità stimola il cervello e semplicemente offre quello per cui la democrazia americana si differenzia dalla russa: la scelta".

Per rendere perfetto l'articolo mancava soltanto un endorsement per Ron e un link ai suoi fan in terra di Germania.

Germanynews

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