11 gennaio 2008
La crisi e la vittoria di Ron Paul
Ebbene, il momento della crisi credo sia arrivato anche per Ron Paul.
Due a mio avviso le cause principali:
1) La mancata affermazione nel New Hampshire
2) Lo scandalo delle newsletter razziste
In New Hampshire tutti si aspettavano un piazzamento sul podio e un risultato a due cifre, per potersi imporre al grande pubblico come un'alternativa valida e uscire dallo stereotipo del "candidato buffo senza possibilità di vittoria".
Invece è arrivato un risultato dignitoso ma inutile: il quinto posto con il 7,6%.
Difficile capire le cause del fallimento, che probabilmente sono molteplici.
Comunque sia questo ha causato un contraccolpo nei sostenitori del Dr. No, e una parte di loro sembra aver perso fiducia nel movimento e nelle sue possibilità di vittoria. Si sono levate anche critiche alla condotta della campagna elettorale, e in effetti credo che vista l'importanza strategica del voto in NH si poteva e si doveva fare (cioè spendere) di più.
D'altro canto visto che molti sostenitori di Ron Paul sono cospirazioni, non deve sorprenderci che da più parti si siano levate accuse di brogli elettorali e richieste di ricontare i voti contea per contea. Lo stesso Paul afferma in un suo messaggio di oggi che i poteri forti contro cui lotta il movimento sono pronti a tutto per fermarlo, anche a frodare le elezioni.
Del resto però, sempre nello stesso messaggio, Paul ricorda che sono due le battaglie che si era impegnato a combattere: quella culturale e quella politica. Delle due quella più importante secondo Paul è quella culturale, che sostanzialmente è già stata vinta. Finalmente infatti i temi forti dei libertarian sono stati sdoganati e sono diventati un'opzione da considerare anche per il cittadino medio, e non solo per gli iniziati al culto di Murray Rothbard.
Per quanto riguarda invece lo scandalo delle newsletter razziste, devo dire che mi sembra tutto molto strano, quasi surreale. Per chi si fosse perso le puntate precendenti ricordo che un giornalista di The New Republic ha "scoperto" alcune newsletter degli anni '90 intestate e firmate da Ron Paul. Il contenuto è scandaloso, razzista, omofobo, bigotto e stupido. Ron ha precisato prontamente che la newsletter è a suo nome, ma che non è stato lui a scriverla e che non rispecchia il suo pensiero nel modo più assoluto.
Inoltre pare che questa storia non sia affatto nuova, e che venga "scoperta" tutte le volte che Ron si presenta a qualche elezione.
Tuttavia questo scandalo ha causato una forte frattura nella base del movimento, che ha subito defezioni eccellenti anche tra alcuni blogger di peso, che come la maggior parte di noi non era a conoscenza delle newsletter. "Ron Paul il bigotto" sembra essere diventato il marchio dell'infamia.
Il fatto che lo stesso giornalista di TNR abbia affermato che secondo lui Paul non è affatto razzista, non ha cambiato di una virgola la situazione.
A complicare le cose ci si mette anche Paul, che si è sempre rifiutato di fare il nome del vero autore di quelle frasi ignobili. Probabilmente perchè questo ghostwriter è ancora oggi un suo stretto collaboratore.
Questo da molti è considerato semplicemente inaccettabile. Da più parti si chiede "la testa del bigotto" e io non posso che essere d'accordo. Così Paul rischia solo di perdere credibilità, e con le sue scuse poco convincenti di "non ricordarsi chi abbia scritto quelle frasi" di perdere altri supporter.
Paul oggi scrive anche di questo, lasciando intendere velatamente che sono tutte macchinazioni prevedibili che il sistema sta usando per screditarlo e per seminare il caos tra la sua base elettorale. Tutto vero, ma purtroppo questa strategia anti-Paulista sta funzionando alla grande, quindi a mio avviso servirebbe una reazione più energica.
A lezione da nonno Ron
10 gennaio 2008
I media italiani parlano di Ron Paul!
9 gennaio 2008
Anche in Germania fredda accoglienza per Ron Paul
A ricordarsi di lui ci pensa, fin dal 18 Dicembre, la principale televisione austriaca ( ORF) a firma del corrispondente da Washington Hanno Settele, il quale non manca di apostrofare Paul per le sue idee stravaganti (che altrove vengono etichettate con l'aggettivo "coerenti") e per il suo presunto miscuglio di Conservatorismo -Ron è notoriamente contrario all'aborto così come molti altri libertari americani- e Liberismo.
A destare l'ammirazione dell'emittente è però la grande forza che Paul riceve da Internet, grazie a cui è riuscito a battere il record di donazioni ad un partito in un solo giorno.
Virtù riconosciute all' Aussenseiter (outsider) americano anche dalla assai distratta testata tedesca Die Welt e dalle svizzere Tagesanzeiger e Basler Zeitung, le quali ammettono tuttavia le assai deboli possibilità di successo di Paul, pronto a candidarsi come indipendente nel caso di sconfitta alle primarie-caucus. Sono molte poi le piccole testate online che si occupano di questo " Internet-Phänomen" (il più cliccato tra tutti gli sfidanti repubblicani e democratici messi assieme) che si vanta, alla veneranda età di 72 anni, di sapere usare il Web 2.0 e You Tube.
Proprio per questa sua dimensione sempre "online", viene accidentalmente citato da Die Zeit in un articolo sullo spam nelle caselle di posta... Non proprio un buon biglietto da visita.
Altrettanto irridente appare l' articolo di Die Welt su quelli che si ipotizzano essere i "principali avvenimenti" del 2008: in Giugno, tra le altre cose, si inserisce Ron Paul tra i candidati più in rimonta tra i repubblicani... Caustico, invece, il commento sul personaggio fatto da Gabor Steingart, editorialista per Der Spiegel dagli Stati Uniti. "Chi parla con Paul, ha subito l'impressione di avere a che fare con un fanatico. L'ex ginelocogo che dice di aver messo al mondo più di 4000 bambini, è piuttosto scorbutico, scostante e prepotente. Non si può certo sostenere che sia stato un uomo affascinante. Comunque sia egli è un politico interessante per non dire capace. Nonostante Paul non abbia la benché minima possibilità di farcela, continuano ad arrivargli messaggi di simpatia e di solidarietà nonché fondi per la campagna elettorale. Perché? – si chiede Steingart – Perchè candidati come lui danno linfa vitale al processo politico, perchè la sua eccentricità stimola il cervello e semplicemente offre quello per cui la democrazia americana si differenzia dalla russa: la scelta".
Per rendere perfetto l'articolo mancava soltanto un endorsement per Ron e un link ai suoi fan in terra di Germania.
Germanynews
Aiutatemi a capire
Non sono un politologo nè un sociologo, di teorie sul comportamento degli elettori o sulla formazione delle preferenze nel voto a maggioranza so poco o nulla, pertanto mi trovo in notevole difficoltà ad analizzare i risultati del New Hampshire.
A naso, un elettore razionale dovrebbe formulare le proprie decisioni massimizzando la sua utilità, essendo vincolato da costi sia di tipo materiale che di tipo informativo. Ora, massimizzare la propria utilità dovrebbe portare un elettore a votare per il candidato le cui proposte sono più vicine alle sue idee o necessità socio-economiche, mentre affrontare i costi del voto vuol dire sopratutto spendere tempo e consumare le suole delle proprie scarpe per andare a votare, e principalmente cercare le informazioni necessarie per giungere ad un voto mediamente consapevole. In uno schema del genere poi le complicazioni sono notevoli, e riguardano tra le altre la composizione dell'"offerta" di canditati, ed il forte disincentivo a partecipare che è generato dall'incoerenza dei candiati stessi e dalla scarsa rilevanza marginale che viene imputata al singolo voto negli attuali sistemi democratici.
Con questo povero bagaglio strumentale mi sono messo a riflettere su quanto accaduto finora negli USA e mi sono perso. In Iowa la gran parte degli elettori repubblicani è cristiano-evangelica, lavora nel settore dell'agricoltura sussidiato con enorme generosità dal Congresso, naviga poco su internet e utilizza massicciamente la tv come primo canale di informazioni al momento del voto. Ron Paul ha speso poco tempo e denaro in Iowa, proprio per le considerazioni di cui sopra, ed i sondaggi lo davano intorno al 4-5% fino a tre giorni prima dal voto. Il sistema di voto poi era particolarmente complicato, non dava grande spazio ai nuovi elettori e ai non iscritti al GOP essendo orchestrato in modo da essere gestito tutto internamente al Partito Repubblicano e ai suoi rappresentanti a livello locale. Ron Paul ha ottenuto il 10% dei voti, senza mai utilizzare la religione come strumento di raccolta del consenso, criticando come sempre l'assistenzialismo governativo, essendo ignorato perlopiù dai media, riuscendo nonostante la partecipazione record e il meccanismo del caucus a lui sfavorevole a piazzarsi a pochissimi voti dal terzo posto, vincendo nella Jefferson County e raggiungendo la doppia cifra.
Il New Hampshire è considerato stato libertario per eccellenza (LIVE FREE OR DIE), l'elettorato indipendente è la maggioranza, Ron Paul ha focalizzato molti dei suoi sforzi lì ed aveva il sostegno di pezzi non secondari del GOP. I sondaggi lo segnalavano intorno al 12-14 % incoraggiando la partecipazione di quelli che non davano molte chances a Paul pur sostenendolo, c'era il risultato dell'Iowa a dare "momentum" come si dice, un imponente stuolo di supporters spoentanei e una presenza sui media più consistente, con l'apparizione da Jay Leno il giorno prima a sottolinearlo. Il voto era facilmente accessibile ai repubblicani non iscritti, agli indipendenti e ai giovani che non avevano mai votato in precedenza. Il risultato è stato un 7,6 % che lascia parecchio l'amaro in bocca.
Una possibile (ma improbabile) spiegazione sta nella partecipazione altissima al voto che avrebbe diluito il consenso verso Paul, ma non si capisce perchè questo fattore dovrebbe agire in maniera opposta in New Hampshire rispetto all'Iowa. Forse a caldo è tutto più complicato ma mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse come siano andate le cose. Si potrebbe semplicemente concludere che l'elettore in realtà non sia affatto "razionale" nelle sue scelte, il che spiegherebbe tutte le incogruenze suggerite dal mio ragionamento, la preferenza verso candidati che dell'incoerenza hanno fatto qualità, e tutte le altre ambiguità sull'effetto dei sondaggi prima del voto, sull'esposizione mediatica e tutto il resto. Se fosse così, poi, anche il fattore Chuck Norris acquisirebbe tutta un'altra rilevanza. Che qualcuno risolva il rompicapo, grazie.
Casa Bianca 2008, NH: quando il gioco si fa duro...

... I Clinton si mettono a giocare. Nonostante tutti i sondaggi che davano Obama sopra di 2.000 punti su Hill, il responso dei seggi è inequivocabile: Clinton rules. Nel Granite State non c'è partita neanche fra i repubblicani, dove il reduce John McCain si impone nettamente, risultando il più votato in 8 contee su 9 (fa eccezione Rockingham County dove per un punto percentuale si impone Mitt Romney). Praticamente scomparso Fred Thompson.
Vediamo nel dettaglio i democratici:
| Hillary Rodham Clinton | 39.2% | |
| Barack Obama | 36.4 | |
| John Edwards | 16.9 | |
| Bill Richardson | 4.6 | |
| Dennis J. Kucinich | 1.4 |
e poi i repubblicani:
| John McCain | 37.2% | |
| Mitt Romney | 31.6 | |
| Mike Huckabee | 11.2 | |
| Rudolph W. Giuliani | 8.6 | |
| Ron Paul | 7.6 |
| Fred D. Thompson | 1.2 |
| Duncan Hunter | 0.5 |
John Edwards: "Rimarrò in corsa fino a che non avrò riportato in vita il Sogno Americano"
Mitt Romney: "Combatterò per ritornare qui in novembre da candidato presidente"
Rudy Giuliani: "Questo è solo l'inizio: ci sono molti altri Stati in cui correremo ed in cui prevarremo"
Ron Paul: "Siamo sulla strada giusta"
John McCain: "Abbiamo mostrato al popolo americano cosa significa una vera rivincita"
Hill Clinton: "Ho il cuore pieno di gioia. In New Hampshire ho ritrovato la mia voce"
Barack Obama: "Ho sempre il fuoco addosso. Sono pronto a ripartire".
InVisigoth the BountyHunter
8 gennaio 2008
Accuse false e strumentali

Chi mi conosce sa che sono ateo e anticlericale*, ma oggi quando ho aperto il paginone centrale di un quotidiano mi sono trovato di fronte a una immagine del pontefice che mi ha turbato.
Capelli sparati in aria alla Sex Pistols, vestiti spiegazzati dal vento, una smorfia che gli deturpava il volto alla Palpatine. Mi ha dato fastidio, non per il Papa ma per il principio. E' infatti abitudine dei giornalisti usare foto "strane e bizzarre"dei personaggi che si vogliono attaccare o criticare, ed è una cattiva abitudine. Una stupida, cattiva abitudine. Ormai per me le foto sono diventate una spia di allarme per gli articoli: più brutte sono le foto meno imparziale è il brano.
Quando ho visto segnalato da TRN il link di due articoli contro Ron Paul, uno di The New Repubblic e uno di Pajamas Media , mi sono ovviamente fiondato a leggerli. Ma visto le due foto di Paul usate negli articoli, mi è subito passata la voglia e ho chiuso il browser.
Era chiaro infatti che si trattava di due articoli distruttivi, scritti con intento denigratorio. Bullshit, come prontamente detto da un commentatore.
Ecco comunque la pronta replica di Paul:
“The quotations in The New Republic article are not mine and do not represent what I believe or have ever believed. I have never uttered such words and denounce such small-minded thoughts.
In fact, I have always agreed with Martin Luther King, Jr. that we should only be concerned with the content of a person's character, not the color of their skin. As I stated on the floor of the U.S. House on April 20, 1999: ‘I rise in great respect for the courage and high ideals of Rosa Parks who stood steadfastly for the rights of individuals against unjust laws and oppressive governmental policies.’
This story is old news and has been rehashed for over a decade. It's once again being resurrected for obvious political reasons on the day of the New Hampshire primary.
When I was out of Congress and practicing medicine full-time, a newsletter was published under my name that I did not edit. Several writers contributed to the product. For over a decade, I have publicly taken moral responsibility for not paying closer attention to what went out under my name.”
Chissà perchè Ron Paul è il candidato più maltrattato dai media. E' davvero strano no?
Un'ultima cosa: Ron Paul non è uno strano tipo venuto da Marte, ha lavorato per anni al congresso, per lui parlano i fatti.
Vi invito a giudicarlo, bene o male, basandovi sui dati certi e non sulle illazioni.
Hat tip: Andrew Sullivan
* a dire il verso sono filosoficamente agnostico e per il clero nutro indifferenza, mi limito a rispondere agli attacchi. Ma le etichette sono etichette.
